TAMASO MA JYOTIRGAMAYA
Tra i fiori sul sepolcro a voi innalzato
sta sussurrato che il mio cuore intanto
non ha più un solo desiderio o un canto
in cui disperdere con forza il fiato.
Mi sento non più qui, un sacro peccato
che si consuma per un dio soltanto,
e il cui risorger delle lune è un manto
in cui nascondo i giorni e ciò che è stato.
E ciò che è adesso è visita di un giorno
tra le memorie vostre, il marmo, i volti
che si ripete tra tristezze intorno,
tra dubbi e assenze e vuoti che già folti
mi segnano con calma e in cui adorno
i fiori mentre muoio tra i raccolti.
Flavio Perizzolo

ROSA PRISTINA
La rosa che profuma di tristezza
ricorda i petali che nel dolore
perse, già ormai sapendo che bel fiore
più non sarebbe stata in fredda brezza.
Si erge appena, l’unica freschezza
stante in tacito o mistico stupore
d’essere ancòra; il vento è lì che smuore
tra le cadute spoglie di dolcezza.
Antica rosa al sacrificio incline,
spesso sorride avendo grazie addosso
in cui ferisce sé e il senso affine.
Ha scelto di adagiarsi al vento mosso
per non morire che di proprie spine,
il suo colore è nel suo sangue rosso.
Flavio Perizzolo
S.
Se potessi spruzzare estese lacrime
sul tuo lontano cuore,
o una felicità soltanto, e poca,
te la darei nel pianto e col sapor
di mare, ma non sapresti davvero
dire se di dolcezze amare vive
o se spumose di marino sale.
Non chiederesti, no, ad alcun destino
la differenza in quelle gocce amene,
ma è il mio silenzio, il tuo, che lascia uguale
questo sperduto amore,
è il mio soffrir la morte e il voler bene.
Non so più credere, nemmeno piangere,
non so che odore dare al desiderio
che si confonde in cielo,
il mare, un fiore, vita e un po’ l’amore,
così continuerò a chiamare il nome
che non distingue alcuna delle rose
che la vita ha ricamato
sulla tua anima, il tuo volto, il cuore:
ed io con lei ricamo al giorno un velo
che dice e poi non dice un bacio.
Flavio Perizzolo

S.
Ho riso
alle parole mute della sera
che a me parevano un po’ sacre o solo
ricolme di poetica attenzione.
Sorridevano alla luna, non quella
dei poeti né degli amori eccelsi,
quella soltanto piccola e smarrita
che nei tuoi occhi si svestiva appena.
Era assai nuova, poiché
il lago tremolava col mio cuore
sicché le onde a riva
erano dense più d’ogni altra notte,
come a voler bagnarti di dolcezza
l’anima.
Flavio Perizzolo
S.
Non è vederti che mi addensa il cuore,
è già il pensarti, ché non meno amata
sei di una grazia o di una forza alata
ad ingraziare l’anima di amore.
Quando un tramonto incide di rossore
il cielo, intimorisce la velata
forza nel petto in cui sei sigillata,
sangue e fuoco riversano il mio ardore.
Soffiare il canto del segreto affresco
non è sublime, quel soffiarlo vero
me lo dipinge forte e ormai più fresco;
non sarà amore, forse, il senso altero
che infondo al dono entro il quale accresco
nel tuo esser qui il mio bene, il mio pensiero
Flavio Perizzolo
PREGHIERA APERTA
Maria, di grazia piena
quanto il dolore del mio niente
senza padre senza madre,
raccogli il grigio delle sacre ceneri
e fanne con divina forza
il colore stanco del mio
silenzio. Signora
divina degli addolorati,
inventa delle lacrime mie vere
ricamandovi una pioggia di nulla
in cui il più irreale abbaglio
per sé solo si indovina.
Tu, Donna Santa delle ingenuità
di cui sbaglio, di cui muoio,
confondi delle mie colpe la grazia
e cela nel profano ciò che resta;
quel che non sorge, se si vive,
è una gran festa.
Flavio Perizzolo