19/03/2007
Paolo BertolaniPaolo Bertolani - Archivio della Resistenza

Da un mese Paolo, non è più tra noi.
Le parole per ricordarlo possono essere solo le sue poesie


«Raità da neve» (Interlinea ed.)
...'sta finta de neve ...
S'là vèn - chì la no dua.
Na sporviadìna - ar pu.
Mae e parme e i fioi delicà
Da rivéa - i la sfan.
L'è come co' ‘a vita, che no te fé
‘n tempo a die: mia ca stémo
vivendo - e l'è finita.


... questa finzione di neve...
Se viene - qui non dura.
Una spolveratine - al più.
Mare e palme e i fiori delicati
Della riviera - la sfanno.
È come con la vita, che non fai
In tempo a dire: guarda che stiamo
Vivéndo - ed è finita.
A BANDÉA ROSSA
a Grazia Cherchi, in memoria

A l’ho catà, ’r te lìbio,
ma te, ’sta vòta, nó t’lé podiè firmàe.
A ghe penso miàndo ’e fatésse
dâ vita ch’la spaìsse,
e ’i arbi – oh arbi –
e ’i animài, ’i ogèti che te damévi.
Te savéssi cosa diéi per na séa
come quéla passà ’nte c’ló lègo
– pu fossa che ostaìa –
donde noi dói avemo sbiceà
âa salute dâ bandéa rossa.


LA BANDIERA ROSSA
a Grazia Cherchi, in memoria

L’ho comprato, il tuo libro,
ma tu, questa volta, non lo potrai firmare.
Ci penso guardando le forme
della vita che spariscono,
e gli alberi – oh alberi
e gli animali,  gli oggetti che amavi.
Sapessi cosa darei per una sera
come quella passata in quel posto
più fossa che osteria
dove noi due abbiamo sbicchierato
alla salute della bandiera rossa.


LIVIO
            a Giovanni Giudici
            chi vèi ben aepersone
            dî me poesie

T’lavéssi ito? Lu chi g’éa
retrato dâ vita...
Te pensa chi l’han dovù svetàe
de tuta l’àigua
ché dâa bóca dâ sistèrna
propio i nó ghe passéva
e ’nta stànsia la gh’éa
chi parléva de sòdi
chi de ’n fato de dòne
chi de ’n mae che nó perdona
– e me ch’aviéi vossù die
ma cos’andé a sercàe
e che Livio i s’éa massà
per levasse ’r penséo de moìe
LIVIO
                A Giovanni Giudici
                che vuol bene alle persone
                delle mie poesie

Lo avresti detto? Lui che era
 il ritratto della vita...
Tu pensa che hanno dovuto svuotarlo
di tutta l’acqua
 perché dalla bocca dellacisterna
 proprio non ci passava
 e nella stanza c’era 
chi parlava di soldi
chi di un fatto di donne
 chi di un male che non perdona
 – e io che avrei voluto dire
 ma cosa andate a cercare
e che Livio si era ammazzato
 per togliersi il pensiero di morire.

d



e ’n nome

                a Maurizio Maggiani

Maurizio, Maurissio...
Ma che rassa de nome i t’han misso
che ’n dialèto a nó so come die?
Cunta quarcò? La cunte
’e barchéte dî parole
ch’la se mève ’nter mae dâ te scritùa
l’amóe de quei
che te ciàmi fradèi
– e chi nó ne retrèvie da l’odóe


 

di un nome

                    a Maurizio Maggiani

Maurizio, Maurissio...
Ma che razza di nome ti hanno messo
che in dialetto non so come dire?
Conta qualcosa? Contano
lebarchette delle parole
che si muovono nel mare della tua scrittura
l’amore di quelli
che tu chiami fratelli
– e che non ci ritrovino dall’odore


A coménso a grodàe drent’a ’i ani,
chi g’èn tanti e pien de fale,
de tropi fati ’nti spale.
La coménse a rivàe dî paùe,
dî cose sbièsse, la me treme
’nti òci, a nó ghe dormo.
Ma armeno voi, amighi,
a me la dié na man
a chinàe ’e scàe
a traversàe?

Comincio a cadere dentro gli anni,
che sono tanti e pieni di falle,
di troppi fatti sulle spalle.
Cominciano ad arrivare delle paure,
delle cose sbieche, mi tremano
negli occhi, non ci dormo.
Ma almeno voi, amici,
me la darete una mano
A scendere le scale
A attraversare?

LIBI
Nó quei ca vedo chì,
missi a paéde, issà pe i muri,
ma quei fati de strade site e ciàe,
de òci, man, frescùe dré ae cane,    
de fòge ’nter libio d’òo de l’aia
Libri.
Non quelli che vedo qui,
messi a filari, alzati lungo i muri,
ma quelli fatti di strade silenziose e chiare,
di occhi, mani, frescure dietro le canne,
di foglie nel libro d’oro dell’aria
(era la guerra, bussavano)

lo fermeremo
sul bagnasciuga il nemico giurato,
l’altro da sé - sia esso turco o suddito
della Perfida Albione - laggiù sulla battigia
il male da annientare, onde salvare i figli
la razza, il focolare insidiato…

Era la guerra, bussavano
ai confini non i nemici ma una lunga fame
giorni bestiali la carne cristiana macellata
lungo gli argini, ai piedi di un muro - ed era
l’aria tutta piena di gridi
e si diceva rivolti alla radio: tempo di guerra
più bugie che terra

Tratta da: “Piccolo cabottaggio”, Contatto Edizioni, 2004

De quei che me ven a trovàe
i pu fito i s’en van: i deve
d’aiguàe, ’ndàe ai bèsti,
tiàsse na pugnéta... Cósa ’n so?...
I entre, i òce ’a magressa, i cavéi,
’a cosa tuta òci ca son deventà.
’Nte quéle face, néto,
a lèso ’r me mae.
“Alé che ’ncò sta vòta
t’là recùnti” – a gi sento
’nzà pe ’e scàe, a sercàe l’aia
– e me ca remàno da me a miàe
’e fegùe strambe che l’ùmedo i stampa
sórve a c’ló lèto donde se senta ’r mae

Di quelli che mi vengono a trovare
i più subito se ne vanno:
devono  annaffiare, andare alle bestie,
tirarsi una sega... Che ne so?
Entrano, sbirciano la magrezza, i capelli,
la cosa tutta occhi che sono diventato.
In quelle facce, preciso,
leggo il mio male.
“Alé che anche stavolta
la racconti” – li sento
già lungo le scale, a cercare l’aria
- e io che rimango da solo a guardare
le figure strane che l’umido stampa
sopra quel letto dove si sente il mare.


Ascoltate qui alcune sue letture
it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Bertolani
www.ilgiornale.it/a.pic1
www.mentelocale.it/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_10573
www.unilibro.it/find_buy/result_scrittori.asp

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15/04/2007
ying-yang"Nan-in, un Maestro Giapponese dell’èra Meiji (1868-1912),
ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.
Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.
Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi.
“E’ ricolma. Non ce n’entra più!”.
“Come questa tazza,” disse Nan-in “tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture.
Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”.

101 Storie Zen, Adelphi

Robert Pirsig...Se vuoi bere del té fresco, devi prima svuotare la tazza, altrimenti il té trabocca e bagna dappertutto.
Lo stesso con la nostra testa. Ha una capacità limitata, e se si vuolo imparare qualcosa di nuovo sul mondo bisogna prima svuotarla. Capita, invece che si passi tuta la vita a rigirare lo stesso tè, convinti che sia buonissimo perchè non se ne è mai assagiato dell'altro, e non se ne è mai assaggiato dell'altro perchè nella tazza non ci stava perchè era piena di tè vecchio, che sembrava tatno buono perchè non se ne era mai assaggiato dell'altro.... e avanti così, in un circolo senza fine...

Robert Pirsig - Lila, Adelphi 1992

Immagine da http://www.almabooks.co.uk/Lila/AboutPirsig/AboutPirsig.html
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29/04/2007
Tulipani.jpg
"Stai a alla mia vita come il sale sta all'oceano".
Ma lui non sentiva.
La nave era già troppo lontana e loro due potevano solo vedersi.
Due figure precise in mezzo a tante ombre.

"Stai alla mia vita come il sale sta all'oceano".
Le erano fermentate nel cuore tutta la notte, erano rimaste nella gola tutto il tempo della partenza, salite alla lingua durante l'ultimo abbraccio.
Come sempre, anche questa volta le parole erano rimaste impigliate nella bocca.
Assentia sapeva sempre sapeva sempre cosa voleva, sapeva benissimo cosa dire, sapeva perfettamente come dirlo, ma si bloccava un attimo prima di parlare.
Zitta. Così.
Parlava poco, Assentia, ma quando lo faceva erano perle.

"Stai alla mia vita come il sale sta all'oceano".
.....Dal porto, una manciata di donne, fidanzate, amiche, prostitute, amanti, figlie e madri che ricambiavano.
E una sola piangeva.
Parlava poco con le parole. Molto con gli occhi.
Le sue frasi d'amore più belle erano le lacrime....

L'uomo dei tulipani - Lorenzo Marini
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04/04/2009
Adriano 3

Animula vagula, blandula,
Hospes comesque corporis,
Quae nunc abibis in loca
Pallidula, rigida, nudula,
Nec, ut soles, dabis iocos...
P. Aelius, Hadrianus, Imp.
Mio caro Marco,

Sono andato stamattina dal mio medico, Ermogene, recentemente rientrato in Villa da un lungo viaggio in Asia. Bisognava che mi visitasse a digiuno ed eravamo d'accordo per incontrarci di primo mattino. Ho deposto mantello e tunica; mi sono adagiato sul letto.
Ti risparmio particolari che sarebbero altrettanto sgradevoli per te quanto lo sono per me, e la descrizione del corpo d'un uomo che s'inoltra negli anni ed è vicino a morire di un'idropisia del cuore. Diciamo solo che ho tossito, respirato, trattenuto il fiato, secondo le indicazioni di Ermogene, allarmato suo malgrado per la rapidità dei progressi  del male, pronto ad attribuire la colpa al giovane Giolla, che m'ha curato in sua  assenza.
È difficile rimanere imperatore in presenza di un medico; difficile anche conservare la propria essenza umana: l'occhio del medico non vede in me che un aggregato di umori, povero amalgama di linfa e di sangue. E per la prima volta, stamane, m'è venuto in mente che il mio corpo, compagno fedele, amico sicuro e a me noto più dell'anima, è solo un mostro subdolo che finirà per divorare il padrone.
Basta... Il mio corpo mi è caro; mi ha servito bene, e in tutti i modi, e non starò a lesinargli le cure necessarie. Ma, ormai, non conto più, come sostiene ancora Ermogene, sulle virtù prodigiose delle piante, sulla dosatura precisa di quei sali minerali che s'è recato a procurarsi in oriente. È un uomo fine; eppure, m'ha propinato formule vaghe di conforto, troppo ovvie per poterci credere; sa bene quanto detesto questo genere d'imposture, ma non si esercita impunemente più di trent'anni la medicina. Perdono a questo mio fedele il suo tentativo di nascondermi la morte. Ermogene è dotto; è persino saggio; la sua probità è di gran lunga superiore a quella d'un qualunque medico di corte. Avrò in sorte d'essere il più curato dei malati.
Ma nessuno può oltrepassare i limiti prescritti dalla natura; le gambe gonfie non mi sostengono più nelle lunghe cerimonie di Roma; mi sento soffocare;
e ho sessant'anni.........
♦ ♦ ♦
Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t'appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più... Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti...

 

 
27/11/2009

Libri antichi
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Garantisco la serità di Serena che ne è la creatrice e ideatrice.
Ho fatto acquisti da lei e sono assolutamente soddisfatta.
Vi pregherei, se possibile, di farle un pò di pubblicità,
sosteniamo questa giovane ragazza
Grazie!


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categoria:libri, libri antichi, vendo libri, libri usati