16/03/2007
"Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra, che già viviamo, e facendola vibrare, ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi".
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere

postato da: AminaAmina alle ore 13:28 | Permalink | commenti (5)
categoria:citazioni, riflessioni, ricordi
17/03/2007

There are men who struggle for a day and they are good.
There are others who struggle for a year and they are better.
There are those who struggle many years, and they are better still.
But there are those who struggle all their lives:
these are the indispensable ones.
Bertold Brecht

postato da: AminaAmina alle ore 14:13 | Permalink | commenti
categoria:citazioni
18/03/2007
Bilie HolidayTony Scott, musicista  e suo collaboratore, ha detto di lei:
“… Billie Holiday è stata e sempre sarà un simbolo della solitudine: una vittima dell’american way of life come donna, come nera e come cantante jazz. Per la società bianca tutto questo voleva dire essere l’ultima ruota del carro. Questo insieme di shock e traumi la spinse a cercare un qualcosa che l’aiutasse ad annebbiare il dolore spirituale e mentale”.
“…Solo due donne nella mia vita non mi hanno mai offeso:  mia madre e Billie Holiday.
Tutti ascoltano i dischi di Billie, tutti conoscono il suo nome. Rappresenta la “vittima”.

La sua voce tocca chiunque, anche chi non capisce le parole, perchè il suo canto nasce direttamemte dall'anima. L'anima di un essere umano molto profondo, che capisce la tristezza, la felicità, la solitudine il successo ma che fu sempre destinata ad avere un no good ma a fianco, un buono a nulla..."

Strange Fruit, un inno contro il razzismoAbel Meeropol

Il testo è stato scritto da un bianco: Abel Meerpol, ebreo, poeta antirazzista, che lo firmò sotto lo pseudonimo di Lewis Allen.





Greensboro, Alabama, 1938

Southern trees bear a strange fruit,
Blood on the leaves and blood at the root,
Black bodies swinging in the southern breeze,
Strange fruit hanging from the poplar trees.

Pastoral scene of the gallant south,
The bulging eyes and the twisted mouth,
Scent of magnolia, sweet and fresh,
Then the sudden smell of burning flesh.

Here is fruit for the crows to pluck,
For the rain to gather, for the wind to suck,
For the sun to rot, for the trees to drop,
Here is a strange and bitter crop.

Gli alberi del sud hanno uno strano frutto,
Sangue sulle foglie e sangue alle radici,
Corpi neri oscillano nella brezza del sud,
Uno strano frutto appeso ai pioppi.

Scena pastorale del prode sud,
Gli occhi sporgenti e le bocche contorte,
Profumo di magnolia, dolce e fresco,
Poi l’improvviso odore di carne che brucia.

Ecco il frutto che i corvi beccano,
Che la pioggia coglie, che il vento succhia,
Che il sole fa marcire, che gli alberi fanno cadere,
Ecco un raccolto strano e amaro.


postato da: AminaAmina alle ore 11:48 | Permalink | commenti (1)
categoria:citazioni, musica, riflessioni, traduzioni, testi, canzoni, jazz
26/03/2007
...... Sera. Locanda Almayer. Stanza al primo piano, in fondo al corridoio.
Scrittoio, lampada a petrolio, silenzio.
Una vestaglia grigia con dentro Bartleboom. Due pantofole grigie con dentro i suoi piedi.
Foglio bianco sullo scrittoio, penna e calamaio. Scrive Bartleboom. Scrive.


Mia adorata,
    sono arrivato al mare. Vi risparmio le fatiche e le miserie del viaggio: ciò  che conta è che ora sono qui. La Locanda è ospitale: semplice, ma ospitale. E' sul colmo di una piccola collina, proprio davanti alla spiaggia. La sera si alza la marea e l'acqua arriva fin quasi sotto la mia finestra. E' come stare su una nave. Vi piacerebbe
    Io non sono mai stato su una nave.
  Domani inizierò i miei studi. Il posto mi sembra ideale. Non mi nascondo la difficoltà dell'impresa, ma voi sapete - voi sola - quanto io sia determinato a portare a termine l'opera che è stata mia ambizione concepire e intraprendere in un giorno fausto di dodici anni fa. Mi sarà di conforto immaginarVi in salute e in letizia d'animo.
   Effettivamente non ci avevo mai pensato prima: ma davvero non sono mai stato su una nave.
   Nella solitudine di questo luogo appartato dal mondo, mi accompagna la certezza che non vorrete, nella lontananza, smarrie il ricordo di colui che vi ama e che sempre rimarrà il vostro
                                                                                                                                           Ismael A. Ismael Bertleboom

Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera , aperta e senza indirizzo. Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo.
Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e le scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei?
Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle
- Ti aspettavo.
Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu, si prenderà gli anni- i giorni, gli istanti - che quell'uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà a quell'uomo
- Tu sei matto.
E per sempre lo amerà. .....

Alessandro Baricco - Oceano Mare
postato da: AminaAmina alle ore 19:17 | Permalink | commenti (2)
categoria:citazioni, pensieri, riflessioni, ricordi, letture
30/03/2007

Un giorno, ero già avanti negli anni, in una hall mi è venuto incontro un uomo. Si è presentato e mi ha detto: “La conosco da sempre. Tutti dicono che da giovane lei era bella, io sono venuto a dirle che la trovo più bella ora, preferisco il suo volto devastato a quello che aveva da giovane”.
Penso spesso a un’immagine che solo io vedo ancora e di cui non ho mai parlato. È sempre lì, fasciata di silenzio, e mi meraviglia. La prediligo fra tutte, in lei mi riconosco, m’incanto.

Presto fu tardi nella mia vita. A diciott’anni era già troppo tardi. Tra i diciotto e i venticinque anni il mio viso ha deviato in maniera imprevista. Sono invecchiata a diciott’anni. Non so se succeda a tutti, non l’ho mai chiesto. Mi sembra di avere sentito dire che qualche volta un’accelerazione del tempo può investirci quando attraversiamo l’età giovane, la più esaltata della vita. È stato un invecchiamento brutale. L’ho visto impossessarsi dei miei lineamenti uno a uno, alterare il rapporto che c’era tra di loro, rendere gli occhi più grandi, lo sguardo più triste, la bocca più netta, incidere sulla fronte fenditure profonde. Invece di esserne spaventata, ho assistito a quest’invecchiamento con lo stesso interesse che avrei potuto prestare allo svolgersi di una lettura. E poi sapevo di non sbagliarmi: un giorno avrebbe rallentato la corsa e avrebbe preso un ritmo normale. Chi mi aveva conosciuta a diciassette anni, all’epoca del mio viaggio in Francia, è rimasto impressionato quando mi ha rivista, due anni dopo, diciannovenne. Quel nuovo viso si è mantenuto così, è diventato il mio viso. Certo, è invecchiato ancora, ma relativamente meno di quel che avrebbe dovuto. È un viso lacerato da rughe nette e profonde, con la pelle screpolata. Non ha ceduto come certi volti dai lineamenti minuti, ha mantenuto gli stessi contorni, ma la materia di cui è fatto è andata distrutta. Ho un viso distrutto.
Dunque, ho quindici anni e mezzo.
Un traghetto attraversa il Mekong.
L’immagine dura per tutto l’attraversamento del fiume.
Ho quindici anni e mezzo, non ci sono stagioni in questi paesi, il clima è sempre uguale, afoso, monotono, siamo in quella fascia calda della terra che non ha primavere, non ha risvegli. ......

lamanteAnni e anni dopo la guerra, dopo i matrimoni, i figli, i divorzi, i libri, era venuto a Parigi con la moglie, Le aveva telefonato. Sono io. Lei l’aveva riconosciuto alla voce. Le aveva detto: volevo solo sentire la tua voce. Lei aveva detto, ciao, sono io. Era intimidito, aveva paura come prima, la voce improvvisamente gli tremava e in quel tremito, improvvisamente, lei aveva ritrovato l’accento cinese. Lui sapeva che lei aveva cominciato a scriver libri, l’aveva saputo dalla madre incontrata a Saigon. Sapeva  del fratello piccolo, disse che ne aveva sofferto pensando a lei. E poi sembrava che non avesse altro da dire. Ma poi glielo aveva detto.
Le aveva detto che era come prima, che l’amava ancora, che non avrebbe potuto mai smettere d’amarla, che l’avrebbe amata fino alla morte.

MARGUERITE DURAS - L'AMANTE


Clicca sull'immagine


postato da: AminaAmina alle ore 14:26 | Permalink | commenti (2)
categoria:citazioni, amore, film
31/03/2007
Tiziano TerzianiCi  sono  giorni nella vita in cui non succede niente, giorni che passano senza nulla da ricordare, senza lasciare una traccia, quasi non fossero vissuti.
A pensarci bene, i più sono giorni così, e solo quando il numero di quelli che ci restano si fa chiaramente più limitato, capita di chiedersi come sia stato possibile lasciarne passare, distrattamente, tantissimi. Ma siamo fatti così: solo dopo si appezza il prima
e solo quando qualcosa è nel passato ci si rende meglio conto di come sarebbe averlo nel presente.
Ma non c'è più.

Tiziano Terzani,  da Lettere contro la guerra


IL SENSO DEL MALE


postato da: AminaAmina alle ore 11:01 | Permalink | commenti
categoria:citazioni, riflessioni, foto
15/04/2007
ying-yang"Nan-in, un Maestro Giapponese dell’èra Meiji (1868-1912),
ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.
Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.
Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi.
“E’ ricolma. Non ce n’entra più!”.
“Come questa tazza,” disse Nan-in “tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture.
Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”.

101 Storie Zen, Adelphi

Robert Pirsig...Se vuoi bere del té fresco, devi prima svuotare la tazza, altrimenti il té trabocca e bagna dappertutto.
Lo stesso con la nostra testa. Ha una capacità limitata, e se si vuolo imparare qualcosa di nuovo sul mondo bisogna prima svuotarla. Capita, invece che si passi tuta la vita a rigirare lo stesso tè, convinti che sia buonissimo perchè non se ne è mai assagiato dell'altro, e non se ne è mai assaggiato dell'altro perchè nella tazza non ci stava perchè era piena di tè vecchio, che sembrava tatno buono perchè non se ne era mai assaggiato dell'altro.... e avanti così, in un circolo senza fine...

Robert Pirsig - Lila, Adelphi 1992

Immagine da http://www.almabooks.co.uk/Lila/AboutPirsig/AboutPirsig.html
postato da: AminaAmina alle ore 20:06 | Permalink | commenti (5)
categoria:citazioni, pensieri, riflessioni, libri, letture, foto
20/04/2007
2"Genki kubari, Egao kubari"
Sii generoso con la tua energia.
Sii generoso con i tuoi sorrisi.
postato da: AminaAmina alle ore 17:56 | Permalink | commenti (1)
categoria:citazioni, pensieri, riflessioni
20/04/2007
Avrei potuto raccontarvi
la storia dell'usignolo assassinato
avrei potuto raccontarvi
la storia...
ma mi hanno tagliato tutte e due le labbra.

 
(Samir Al-Qasim )
postato da: AminaAmina alle ore 18:14 | Permalink | commenti
categoria:citazioni, pensieri, riflessioni
24/04/2007

fdaCos'è un lago, Maurice?

E' un fiume che si è addormentato ed ha sognato di  diventare mare.

E' perché non c'è riuscito?

Non tutti i sogni durano abbastanza a  lungo.


(Lorenzo Marini - Vaniglia)

postato da: AminaAmina alle ore 19:49 | Permalink | commenti (5)
categoria:citazioni, pensieri, riflessioni, ricordi
27/04/2007
Pablo Neruda
"Guardatevi in giro.
C'è una sola forma di pericolo per voi qui: la poesia".
postato da: AminaAmina alle ore 18:24 | Permalink | commenti (6)
categoria:citazioni, riflessioni, pablo neruda
29/04/2007
Inno delle itako, le sciamane cieche del nord del Giappone.

Mi hai chiamato per nome, e sono arrivato.
Ora ascoltami, ascoltami.
Venendo dalle spiagge del paradiso,
Si sentono i pivieri cantare.
I pivieri sono orgogliosi della loro voce,
E cantano, cantano.
Perché mi hai fatto ritornare in questo mondo?

Lo chiamo per nome e lo spirito del morto viene.
Lo spirito viene con le maniche bagnate di lacrime.
Lo spirito viene col mantello coperto di gocce di rugiada.
Possiamo solo sentire la sua voce, non vediamo il suo volto.
Possiamo sentire il suono e non vediamo la forma.

Mi hai chiamato per nome, e sono arrivato.
Ora ascoltami, ascoltami.
Dammi dell'acqua da bere.
Ti chiedo l'acqua fredda di una sorgente
o le gocce della pioggia sulle giovani foglie.

Lo chiamo per nome e lo spirito del morto viene.
Dalla profondità della notte lo si sente arrivare,
Portato dalle infinite rapide correnti.
Lo spirito torna per danzare.
Lo spirito torna per raccontare.

Inno delle itako, le sciamane cieche del nord del Giappone.
postato da: AminaAmina alle ore 14:00 | Permalink | commenti (2)
categoria:citazioni, riflessioni, testi
29/04/2007
Tulipani.jpg
"Stai a alla mia vita come il sale sta all'oceano".
Ma lui non sentiva.
La nave era già troppo lontana e loro due potevano solo vedersi.
Due figure precise in mezzo a tante ombre.

"Stai alla mia vita come il sale sta all'oceano".
Le erano fermentate nel cuore tutta la notte, erano rimaste nella gola tutto il tempo della partenza, salite alla lingua durante l'ultimo abbraccio.
Come sempre, anche questa volta le parole erano rimaste impigliate nella bocca.
Assentia sapeva sempre sapeva sempre cosa voleva, sapeva benissimo cosa dire, sapeva perfettamente come dirlo, ma si bloccava un attimo prima di parlare.
Zitta. Così.
Parlava poco, Assentia, ma quando lo faceva erano perle.

"Stai alla mia vita come il sale sta all'oceano".
.....Dal porto, una manciata di donne, fidanzate, amiche, prostitute, amanti, figlie e madri che ricambiavano.
E una sola piangeva.
Parlava poco con le parole. Molto con gli occhi.
Le sue frasi d'amore più belle erano le lacrime....

L'uomo dei tulipani - Lorenzo Marini
postato da: AminaAmina alle ore 20:32 | Permalink | commenti
categoria:citazioni, riflessioni, libri, ricordi, letture
01/05/2007

e9645ae7f4021ec8641215f175d72db1
Lascio il tempo che non tornerà
alla strada bagnata,
alla luce ingiusta dei lampioni
che divide e stanca i volti
degli amici inquieti,
a quell'edera che ancora s'arrampica
indifferente alle finestre chiuse.
Alle cosce bianche e nervose di baci
di un'amante scontrosa.

Lascio il tempo al tempo che sarà.


Postata da Giacomo, NickName EBass


postato da: AminaAmina alle ore 13:38 | Permalink | commenti (3)
categoria:citazioni, poesie, poesia, riflessioni
03/05/2007
Due soprannomi: Lady Day e Lady Time

Il primo attribuito a Billie Holiday da Lester Young.
Day derivava dal cognome della cantante, ma  intendeva qualcosa di più:
Day, come il trascorre del giorno, il passaggio dalla luce al crepuscolo, ma anche dal clamore del successo al buio della solitudine.

Il secondo attribuito ad Ella Fitzgerald, sempre da Lester Young, riferendosi alla sua incredibile capacità di scandire il tempo, simbolo della raffinata arte dello "scat".

Clicca sull'immagine                                                       Clicca sull'imagineBillie Holiday                            Ella Fitzgerald




















Immagine da http://www.cmgworldwide.com/music/holiday/index.php
Immagine da http://music.aol.com/artist/ella-fitzgerald/6503/main
postato da: AminaAmina alle ore 22:27 | Permalink | commenti (2)
categoria:citazioni, musica, riflessioni, ricordi, testi, canzoni, jazz