03/04/2009
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categoria:musica, video
04/04/2009
Adriano 3

Animula vagula, blandula,
Hospes comesque corporis,
Quae nunc abibis in loca
Pallidula, rigida, nudula,
Nec, ut soles, dabis iocos...
P. Aelius, Hadrianus, Imp.
Mio caro Marco,

Sono andato stamattina dal mio medico, Ermogene, recentemente rientrato in Villa da un lungo viaggio in Asia. Bisognava che mi visitasse a digiuno ed eravamo d'accordo per incontrarci di primo mattino. Ho deposto mantello e tunica; mi sono adagiato sul letto.
Ti risparmio particolari che sarebbero altrettanto sgradevoli per te quanto lo sono per me, e la descrizione del corpo d'un uomo che s'inoltra negli anni ed è vicino a morire di un'idropisia del cuore. Diciamo solo che ho tossito, respirato, trattenuto il fiato, secondo le indicazioni di Ermogene, allarmato suo malgrado per la rapidità dei progressi  del male, pronto ad attribuire la colpa al giovane Giolla, che m'ha curato in sua  assenza.
È difficile rimanere imperatore in presenza di un medico; difficile anche conservare la propria essenza umana: l'occhio del medico non vede in me che un aggregato di umori, povero amalgama di linfa e di sangue. E per la prima volta, stamane, m'è venuto in mente che il mio corpo, compagno fedele, amico sicuro e a me noto più dell'anima, è solo un mostro subdolo che finirà per divorare il padrone.
Basta... Il mio corpo mi è caro; mi ha servito bene, e in tutti i modi, e non starò a lesinargli le cure necessarie. Ma, ormai, non conto più, come sostiene ancora Ermogene, sulle virtù prodigiose delle piante, sulla dosatura precisa di quei sali minerali che s'è recato a procurarsi in oriente. È un uomo fine; eppure, m'ha propinato formule vaghe di conforto, troppo ovvie per poterci credere; sa bene quanto detesto questo genere d'imposture, ma non si esercita impunemente più di trent'anni la medicina. Perdono a questo mio fedele il suo tentativo di nascondermi la morte. Ermogene è dotto; è persino saggio; la sua probità è di gran lunga superiore a quella d'un qualunque medico di corte. Avrò in sorte d'essere il più curato dei malati.
Ma nessuno può oltrepassare i limiti prescritti dalla natura; le gambe gonfie non mi sostengono più nelle lunghe cerimonie di Roma; mi sento soffocare;
e ho sessant'anni.........
♦ ♦ ♦
Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t'appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più... Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti...

 

 
05/04/2009
postato da: AminaAmina alle ore 20:26 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesia, riflessioni, video, roberto benigni
05/04/2009
emily dickinsonNon c'è Vascello che eguagli un Libro
Per portarci in Terre lontane
Né Corsieri che eguaglino una Pagina
Di scalpitante Poesia -
È un Viaggio che anche il più povero può fare
Senza paura di Pedaggio -
Tanto frugale è il Carro
Che porta l'Anima dell'Uomo -
postato da: AminaAmina alle ore 20:38 | Permalink | commenti
categoria:poesia, emily dickinson
07/04/2009
Questo è per Titta ......
Sperando che sia riuscita ad arrivare qui

postato da: AminaAmina alle ore 13:32 | Permalink | commenti (3)
categoria:musica, ricordi, canzoni, video, gianna nannini
07/04/2009
Trasmissione  Porta a Porta  6 aprile 2009 speciale terremoto in Abruzzo;
Bruno Vespa rivolge un appello al Monte dei Paschi di Siena, affichè si impegni a finanziare il restauro della basilica di San Bernardino, che custodisce le spoglie del Santo.

Questo il mio appello:
Mi rivolgo a tutte le fondazioni della Cassa di Risparmio della regione Abruzzo affinchè si facciano carico dell'onere finanziario per la manutenzione dei cimiteri abruzzesi che custodiranno le spoglie delle vittime del terremoto.

Credo non sia necessario aggiungere altro.......... se non l'espressione del mio cordoglio alle famiglie delle vittime colpite da questo dolorosissimo evento.
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categoria:riflessioni, bruno vespa, abruzzo, porta a porta, terrremoto
09/04/2009

Dal diario di Edvard Munch
 “Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad un recinto.
Sul fiordo neroazzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco.
I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura…
E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.”LGesù sulla croce, nel momento di massima solitudine di fronte alla morte, chiede:
Padre, perché mi hai abbandonato?


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categoria:riflessioni, video, urlo, pasqua, edvard munch
13/04/2009
341emily dickinson

Dopo un grande dolore viene un senso solenne,
i nervi stan composti, come tombe.
Il cuore irrigidito chiede se proprio lui
soffrì tanto? Fu ieri o qualche secolo fa?
I piedi vanno attorno come automi
per un'arida via
di terra o d'aria o di qualsiasi cosa,
indifferenti ormai:
una pace di quarzo come un sasso.
Questa è l'ora di piombo,
e chi le sopravvive
la ricorda come gli assiderati
rammentano la neve;
prima il freddo, poi lo stupore, infine
l'inerzia.

postato da: AminaAmina alle ore 15:42 | Permalink | commenti (4)
categoria:poesia, riflessioni, ricordi, video, per chi suona la campana, emily dickinson